Si intitola “classifica rompiscatole” e quando viene pubblicata i più grandi produttori di tonno in scatola tremano perché non fa sconti a nessuno. A stilarla è Greenpeace che periodicamente valuta la qualità di uno dei prodotti più consumati in italia.

Nella classifica di quest’anno sono presenti undici marchi di tonno, tra i più diffusi sulle nostre tavole, selezionati in base a criteri molto rigorosi, quali:

  • politica di acquisto
  • metodo di pesca
  • specie di tonno
  • informazioni in etichetta
  • responsabilità sociale

Una scatoletta di tonno può nascondere infatti metodi di pesca distruttivi che svuotano il mare e uccidono animali tra cui squali e tartarugh, uccelli marini ed esplari di tonno giovani. Inoltre, con questo sistema di pesca industriale la maggior parte dei guadagni finiscono nelle tasche di grandi compagnie straniere, mentri le popolazioni costiere e i pescatori vengono sfruttati. La soluzione sono quindi metodi di pesca più rispettosi, come la pesca a canna, che con adeguata regolamentazione e controlli, può davvero garantire un futuro alle risorse, ai nostri mari e alle popolazioni costiere che da essi dipendono.

Da questo punto di vista, l’unica azienda ad aver passato il test, è Asdomar, che ha dimostrato sensibili progressi rispetto agli anni scorsi. Altri sei marchi secondo Greenpeace invece non fanno abbastanza, e per gli ultimi quattro in lista la strada è ancora molto lunga.

Fanalino di coda delle aziende selezionate da Greenpeace: Mareblu, che «non solo aveva promesso il 100% di tonno sostenibile entro il 2016, ma ad oggi non arriva neanche allo 0,2%».

Questa la “classifica rompiscatole” 2015, con i voti dei diversi marchi di tonno suddivisi per criterio:

 

 

 

La “classifica rompiscatole” di Greenpeace

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