Il Lambrusco, com’è noto, è considerato uno dei simboli per eccellenza dell’Emilia Romagna, nonché la rappresentazione vera e propria dell’anima dei suoi abitanti. Il vitigno Lambrusco è originario in particolare della zona di Modena, dove è noto soprattutto per il colore rosso che in autunno caratterizza le sue foglie, fenomeno che contribuisce a creare colorazioni particolarmente suggestive nel periodo della vendemmia.

Queste sono caratteristiche più o meno note, ma ecco alcune curiosità sul Lambrusco dell’Emilia che forse non tutti conoscono:

  • È utilizzato per la vinoterapia. Il Lambrusco, oltre che essere abbinato a diverse pietanze dolci e salate, è utilizzato nella vinoterapia. Secondo i fautori di questa disciplina, infatti, gli ingredienti che si formano durante la fermentazione dell’uva, quali fitoalessine, bioflavonoidi, polifenoli e acidi organici, avrebbero delle proprietà terapeutiche che aiuterebbero ad esempio ad arrestare la caduta dei capelli o ad ammorbidire la pelle. Avrebbero inoltre un’azione antibatterica ed antirughe.
  • È uno dei vini più citati dagli autori latini. Risalgono addirittura al periodo degli autori latini, le testimonianze storiche legate al vitigno. Tra questi Virgilio, nelle cui opere si trovano numerose tracce dell’esistenza della cosiddetta “vitis labrusca”, da cui poi deriva il nome dell’attuale vino.
  • “La Coca-Cola italiana”. Negli anni Settanta e Ottanta, negli Stati Uniti d’America, dove il Lambrusco era particolarmente diffuso, il vino modenese era associato alla nota marca della bibita più famosa al mondo. Il perché? Innanzitutto per dolcezza e frizzantezza, ma soprattutto per il sapore molto semplice, dovuto ad una produzione che puntava più alla quantità che alla qualità. Successivamente invece la rotta è stata invertita, ed oggi il Lambrusco dell’Emilia è considerato uno dei vini più pregiati.
  • Il mistero del nome. L’etimologia del nome è incerta, ed esistono principalmente due ipotesi a tal proposito. La prima che derivi da “labrum”, ossia margine dei campi, e “ruscum”, una pianta spontanea, per indicare appunto la vite che cresceva incolta ai margini dei campi. La seconda invece alla fusione dei termini “labo” (prendo) e “ruscus” (che punge il palato), che hanno poi originato la parola “brusco”, identificativo della caratteristica tipica dei vini giovani dalla contenuta acidità e dalle tannicità vivaci e gradevoli.
Curiosità sul Lambrusco, il rosso modenese

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